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Stato settico acuto (shock settico)

[24-138-A-10]  - Doi : 10.1016/S1286-9341(11)59115-X 

É. Wiel a : Praticien hospitalier, anesthésiste-réanimateur, O. Joulin b : Chef de clinique des Universités, assistant des Hôpitaux, anesthésiste-réanimateur, P. Pétillot b : Praticien hospitalier, anesthésiste-réanimateur, G. Lebuffe b : Professeur des Universités, praticien hospitalier, anesthésiste-réanimateur, B. Vallet b   : Professeur des Universités, praticien hospitalier, anesthésiste-réanimateur

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Riassunto

La mortalità della sepsi grave, o stato settico acuto (definito come una disfunzione o un'ipoperfusione d'organo causate da un'infezione), e dello shock settico (ipotensione arteriosa refrattaria al riempimento, associata a disfunzione o a ipoperfusione d'organo) rimane elevata (dell'ordine del 45%), mentre un aumento della loro incidenza (per un aumento dello screening) è previsto nei prossimi 25 anni. Recentemente si è, tuttavia, potuta registrare una significativa riduzione della mortalità, in occasione di diversi studi terapeutici isolati fondati su un monitoraggio rivolto al trattamento globale dell'ossigenazione tissutale o che utilizza nuove vie terapeutiche. Come per l'infarto del miocardio, la combinazione di queste nuove misure terapeutiche deve avvenire in un contesto globale di ottimizzazione precoce e rapida (da 6 a 24 ore), che inizia fin dal servizio di accettazione delle urgenze. Le nuove vie terapeutiche riguardano soprattutto: l'impiego di corticosteroidi a dosi moderate, la modulazione dell'attivazione della coagulazione con la proteina C attivata e l'implementazione sistematica dei parametri di riferimento delle cure in rianimazione. Questo nuovo schema di gestione dovrebbe garantire in futuro una riduzione importante della mortalità e della morbilità della sepsi (riduzione attesa del 25% nel corso dei prossimi 5-10 anni).


Parole chiave : Sepsi, Ossigenazione tissutale, Proteina C attivata, Corticosteroidi, Parametri di riferimento


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