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Prodotti di protezione solare - 13/02/20

[50-200-A-10]  - Doi : 10.1016/S1776-0313(20)43316-7 
J.-C. Beani  : Professeur honoraire de dermatologie
 163, chemin Sainte-Claire, 38340 Voreppe, France 

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Riassunto

I prodotti di protezione solare (PPS) composti da filtri chimici e/o filtri minerali occupano, oggi, un posto importante nella fotoprotezione. Sono stati all'origine di ampie polemiche, alcune delle quali non sono ancora cessate, sulla loro reale efficacia nella prevenzione primaria dei carcinomi cutanei (CC), nonché sui loro potenziali rischi sanitari ed ecologici. I filtri chimici agiscono assorbendo le radiazioni luminose; distinguiamo i filtri UVB puri e i filtri larghi, il cui spettro di assorbimento si estende ai raggi UVA. I filtri minerali diffraggono o riflettono le radiazioni; i due principali sono il biossido di titanio (TiO2) e l'ossido di zinco (ZnO); per contingenze cosmetiche la dimensione delle loro particelle è stata ridotta a nanoparticelle. Un PPS deve rispondere alle qualità di persistenza, sostantività e fotostabilità. Vengono proposti due tipi di metodi per la valutazione dei coefficienti di protezione (CP) dei PPS: metodi in vivo su volontari sani e metodi in vitro, che utilizzano vari substrati e basati sulla spettrometria. Il sun protective factor (SPF) in vivo è il CP UVB universalmente accettato; per il CP UVA, il metodo in vivo del persistent pigment darkening (PPD), anche se non consensuale, rimane ancora oggi il più utilizzato in Europa. La misurazione della lunghezza d'onda critica (Lc) ha un grande interesse nel definire l'entità della protezione negli UVA lunghi più deleteri. I filtri chimici sono una nota causa di reazioni locali; è stato menzionato, negli ultimi anni, un rischio particolare per l'octocrilene. Recentemente, il dibattito si è concentrato principalmente sul rischio di perturbazione endocrina (effetto che imita l'estradiolo dopo somministrazione orale a dosi molto elevate nei ratti), che può essere indotto da alcuni (ma non da altri!) filtri chimici, principalmente il 4-metilbenzilidene canfora e i benzofenoni. Il rischio negli umani sembra irrilevante nelle normali condizioni d'uso dei PPS; il rischio ambientale di alcuni filtri, se dimostrato, sarebbe probabilmente dovuto alla loro presenza in molti altri prodotti, oltre ai PPS. I filtri minerali, spesso esaltati nei bambini, sollevano la questione del rischio di nanoparticelle. In ogni caso, nell'ambito del “Piano d'azione nazionale sulla fertilità” e di una valutazione del rischio delle nanoparticelle, l'Afssaps/ANSM ha fornito le raccomandazioni adeguate relative all'incorporazione di questi filtri, chimici e minerali, nei prodotti cosmetici e all'uso corretto dei PPS. Infine, i dati attuali non suggeriscono che i PPS possano avere un effetto dannoso inibendo gli effetti benefici del sole, in particolare la sintesi di vitamina D. I PPS hanno dimostrato, a condizione di un uso corretto, un'efficacia protettiva contro la maggior parte degli effetti deleteri del sole, purché siano progettati in conformità con le caratteristiche specifiche perfettamente identificate nelle raccomandazioni europee del 2006. In particolare, gli studi epidemiologici dimostrano la loro efficacia nella prevenzione primaria di tutti i CC, siano essi dovuti a esposizioni ambientali o intenzionali, e alcuni PPS di protezione media sono sufficienti a questo scopo. I rischi più che speculativi non devono certamente scoraggiare il loro utilizzo.

Il testo completo di questo articolo è disponibile in PDF.

Parole chiave : Prodotti per la protezione solare, Fotoprotezione, Prevenzione, Tolleranza, Effetti sistemici


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