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Pathologie du rachis : spondylodiscite infectieuse non tuberculeuse - 23/08/21

[15-860-A-10]  - Doi : 10.1016/S0246-0521(21)44745-5 
M. Couderc  : Praticien hospitalier, A. Tournadre : Professeur des Universités, praticien hospitalier, M. Soubrier : Professeur des Universités, praticien hospitalier, J.-J. Dubost : Praticien hospitalier
 Service de rhumatologie, CHU Gabriel-Montpied, 58, rue Montalembert, 63003 Clermont-Ferrand cedex 1, France 

Auteur correspondant.

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Résumé

La spondylodiscite est une infection du disque et des plateaux vertébraux adjacents qui résulte d'une dissémination hématogène ou, plus rarement, d'une inoculation directe par geste local (ponction, infiltration) ou chirurgie discale. Les germes en cause sont divers : staphylocoques (50 %) mais aussi bacilles à Gram négatif et streptocoques. La porte d'entrée est souvent génito-urinaire ou cutanée. Elle s'observe à tout âge mais surtout après 60 ans, et elle est favorisée par le diabète et l'immunosuppression. Elle se traduit par des rachialgies inflammatoires avec parfois radiculalgie et un syndrome infectieux souvent atténué. Une augmentation de la C-reactive protein a une grande valeur d'alerte. Quand les radiographies ne sont pas démonstratives, l'imagerie par résonance magnétique, très sensible et spécifique, s'impose en urgence. La ponction-biopsie discovertébrale est indispensable pour identifier le germe quand les hémocultures sont négatives et doit être réalisée si possible avant toute antibiothérapie. Sous antibiothérapie adaptée et immobilisation (alitement puis orthèse d'immobilisation), l'évolution est favorable. Déficit neurologique et déformation rachidienne résultent habituellement d'un retard diagnostique et nécessitent parfois une intervention chirurgicale.

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Mots-clés : Spondylodiscite infectieuse, Infection ostéoarticulaire, Rachis, IRM du rachis, Ponction discovertébrale


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