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Infartos óseos - 07/01/16

[14-150]  - Doi : 10.1016/S1286-935X(15)76105-8 
P. Lafforgue a, b
a Service de rhumatologie, Hôpital Sainte-Marguerite, 270, boulevard de Sainte-Marguerite, BP 29, 13174 Marseille cedex 9, France 
b Aix-Marseille Université, Faculté de médecine, Marseille, France 

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Riassunto

Se denominan infartos óseos a las osteonecrosis asépticas localizadas en las metáfisis o diáfisis de los huesos largos y, a veces, de los huesos planos, con exclusión de las osteonecrosis epifisarias y de los pequeños huesos de tarso y carpo. La forma usual es poco dolorosa o indolora. Las radiografías, normales al principio, muestran después zonas de osteocondensación heterogéneas, cuyo aspecto es a menudo típico y suficiente para establecer el diagnóstico; también se observa aposición perióstica en ocasiones. El principal diagnóstico diferencial radiológico es el encondroma. El aspecto en la resonancia magnética es característico. Estos infartos se localizan principalmente en las extremidades inferiores, sobre todo a ambos lados de las rodillas. Suelen ser múltiples y simétricos, y se asocian a osteonecrosis epifisarias en un 50% de los casos, con las que comparten factores de riesgo bien conocidos. En algunas etiologías (drepanocitosis, enfermedad de Gaucher y esteatonecrosis de origen pancreático), se trata de infartos medulares agudos, que pueden afectar a cualquier hueso del esqueleto. Su presentación clínica, biológica y en las pruebas de imagen es muy parecida a la de una osteomielitis aguda, cuyo diagnóstico diferencial es difícil. El pronóstico de los infartos óseos suele ser excelente, pero hay que tener presente la posibilidad infrecuente de sobreinfección bacteriana o de malignización hacia un sarcoma.

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Palabras clave : Infartos óseos, Osteonecrosis, Drepanocitosis, Enfermedad de Gaucher, Esteatonecrosis, Síndrome de descompresión


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