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Toxoplasme et toxoplasmoses - 01/01/00

[8-509-A-10]
Bernard Fortier : Professeur des Universités, praticien hospitalier
Anne Dao : Assistant des Hôpitaux, assistant des Universités
Service de parasitologie et de mycologie, centre hospitalier universitaire, 54511 Vandoeuvre-lès-Nancy  France
Fayza Ajana : Praticien hospitalier
Service universitaire des maladies infectieuses et du voyageur, hôpital Dron, 59200 Tourcoing  France

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Riassunto

Découvert simultanément en 1908 chez Ctenodactylus gondii à Tunis par Nicolle et Manceaux et chez le lapin au Brésil par Splendore, Toxoplasma gondii a été retrouvé, en 1923, par Janku dans des kystes rétiniens d'un enfant hydrocéphale. C'est en 1937 que le premier cas de toxoplasmose congénitale humaine fut rapporté par Wolf et Gowen, puis les signes de la primo-infection humaine furent décrits par Sabin. Les premières études épidémio-immunologiques commencèrent avec le test de lyse de Sabin et Feldman. La mise au point de l'immunofluorescence indirecte en 1957 par Goldman et Kelen a facilité la quantification des anticorps spécifiques. Desmonts confirmait, en 1965, le rôle de la viande dans la transmission humaine. En 1970, Hutchison prouvait l'importance épidémiologique du chat et la reproduction sexuée de T. gondii dans l'intestin grêle de cet animal. Depuis, d'énormes progrès dans le diagnostic immunologique et parasitologique ont permis de préciser l'épidémiologie et l'évolution clinique selon le terrain. Les deux dernières décennies ont été marquées par le souci de maîtriser la transmission maternofoetale. La fréquence des immunodépressions a par ailleurs imposé l'amélioration du diagnostic précoce, du traitement curatif et des préventions primaires et secondaires de la toxoplasmose de réactivation.



Parole chiave : Toxoplasma gondii primo-infection, réactivation, femme enceinte, toxoplasmose congénitale, immunodépression, diagnostic biologique, thérapeutique

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  • Professeur Olivier Bouchaud, Valérie Pitault, Albine O'Neill

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