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Fascioloses - 01/01/03

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Bertrand Becq-Giraudon : Professeur des Universités, chef de service
France Roblot : Praticien hospitalier
Gwenaël Le Moal : Praticien hospitalier
Cédric Landron : Chef de clinique-assistant
Service des maladies tropicales, centre hospitalier universitaire de Poitiers, hôpital Jean Bernard, 2, rue de la Milétrie, BP 577, 86021 Poitiers cedex France

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Articolo archiviato , inizialmente pubblicato nel trattato EMC : Maladies infectieuses

Riassunto

Les fascioloses, anthropozoonoses communes à l'homme et à certaines espèces de mammifères domestiques ou sauvages, sont dues au développement accidentel chez l'homme de Fasciola hepatica et Fasciola gigantica, parasites trématodes (douves ou distomes). La contamination est toujours d'origine digestive, conséquence de la consommation d'aliments d'origine végétale souillés au terme d'un cycle parasitaire complexe faisant intervenir des mollusques d'eau douce. La fasciolose à Fasciola hepatica est commune en Europe. La fasciolose à Fasciola gigantica sévit en Afrique. Les tableaux cliniques, comparables, se caractérisent par une atteinte hépatique et biliaire, d'abord aiguë contemporaine de la phase de migration larvaire, puis chronique lorsque le parasite a atteint le stade adulte. L'imagerie (échographie, tomodensitométrie, imagerie par résonance magnétique) montre des aspects évocateurs mais non pathognomoniques. L'hyperéosinophilie est, à la phase initiale de migration larvaire, l'élément biologique majeur d'orientation. Le diagnostic est en pratique confirmé par les techniques sérologiques plus que par la mise en évidence directe du parasite. Le traitement curatif est médical : trois produits sont utilisés : praziquantel (Biltricide®), bitionol (Bitin®) et triclabendazole (Fascinex®), ce dernier paraissant le plus efficace et le mieux toléré. La prévention consiste en la modification, difficile, des habitudes qui exposent à la contamination de l'homme (interdiction de la consommation de crudités sauvages).



Parole chiave : fasciolose, hépatite, éosinophiles

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  • Professeur Olivier Bouchaud, Valérie Pitault, Albine O'Neill

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