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Espondilodiscitis infecciosa no tuberculosa - 05/01/07

[14-570]  - Doi : 10.1016/S1286-935X(06)47918-1 
J.-J. Dubost  : Praticien hospitalier, A. Tournadre : Assistant - chef de clinique, M. Soubrier : Praticien hospitalier, J.-M. Ristori : Professeur, chef de service
Unité d'immunologie clinique, service de rhumatologie, CHU Gabriel-Montpied, BP 69, 63003 Clermont-Ferrand cedex 01, France 

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Riassunto

La espondilodiscitis es una infección del disco intervertebral y de los platillos vertebrales adyacentes por efecto de una diseminación hematógena o, cada vez con más frecuencia, de una inoculación directa por punción o cirugía discal. Los microorganismos causales son diversos, con un predominio de los estafilococos (50%), pero también bacilos gramnegativos (30%) y estreptococos. La puerta de entrada suele ser iatrogénica y genitourinaria. Se observa a cualquier edad, pero sobre todo después de los 60 años, y la favorecen la diabetes y la inmunosupresión. Se manifiesta por raquialgias inflamatorias, en ocasiones con radiculalgias, y a menudo con un síndrome infeccioso atenuado. El aumento de la velocidad de sedimentación y/o de la proteína C reactiva tiene un gran valor indicativo. Cuando las radiografías no son demostrativas, debe realizarse de urgencia una resonancia magnética (RM), que es muy sensible y específica. La punción-biopsia discovertebral es indispensable para identificar el microorganismo si los hemocultivos son negativos. El tratamiento antibiótico adecuado y la inmovilización (reposo en cama u ortesis de inmovilización) permiten que la evolución sea favorable. El déficit neurológico y la deformación raquídea suelen ser la consecuencia de un retraso diagnóstico.

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Palabras Clave : Espondilodiscitis infecciosa, Infección osteoarticular, Columna vertebral, RM


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