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Ipotensione ortostatica: meccanismi, eziologie e principi di trattamento - 12/05/14

[2-0430]  - Doi : 10.1016/S1634-7358(14)67533-1 
O. Blétry a, b , I. Marroun a
a Service de médecine interne, Hôpital Foch, 40, rue Worth, 92150 Suresnes, France 
b Université de Versailles-Saint-Quentin-en-Yvelines, 55, avenue de Paris, 78000 Versailles, France 

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Riassunto

L'ipotensione ortostatica (IO) è definita da una riduzione della pressione arteriosa sistolica di 20 mmHg o di quella diastolica di 10 mmHg, al momento del passaggio in posizione eretta. L'IO è spesso associata a un'ipertensione arteriosa (ITA) e rappresenta, d'altra parte, un fattore di rischio cardiovascolare indipendente. L'arco baroriflesso, la rete venosa e il sistema renina-angiotensina sono i principali attori della regolazione. Le eziologie sono numerose, ma l'iter diagnostico si fonda sul carattere simpaticotonico o meno dell'IO, permettendo di distinguere le malattie che alterano o meno il funzionamento del sistema simpatico. Sono da ricercare alcune eziologie curabili e, particolarmente, la iatrogenia. Viceversa, le affezioni croniche come il diabete o le malattie neurodegenerative (Parkinson, atrofia multisistemica) sono spesso di diagnosi evidente, ma con una prognosi più infausta. Il trattamento associa l'educazione del paziente, le misure fisiche e i mezzi farmacologici, al primo posto dei quali vi sono il fludrocortisone e la midodrina. I farmaci di seconda linea sono l'eritropoietina e gli analoghi dell'octreotide. Le difficoltà del trattamento risiedono nella frequenza degli effetti collaterali, ma il fattore limitante principale è la comparsa di un'ipertensione da decubito.

Il testo completo di questo articolo è disponibile in PDF.

Parole chiave : Ipotensione ortostatica, Rischio cardiovascolare, Simpaticotonico, Fludrocortisone, Midodrina


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