Protesi monocompartimentale - 05/07/11
Riassunto |
Per ottenere risultati soddisfacenti nell'impianto delle protesi monocompartimentali di ginocchio si devono seguire specifiche regole. Molti degli insuccessi riportati in letteratura su questo tipo di protesi dipendono da errori di tecnica o da indicazioni non corrette. Innanzitutto, perché si possa intraprendere questo intervento il legamento crociato anteriore deve essere in buone condizioni, l'articolazione femororotulea integra o al massimo presentare una condromalacia moderata. La chiave del successo consiste nell'ottenere un perfetto centramento e un'assoluta stabilità dell'impianto prima che questo venga fissato con o senza cemento. È necessario non correggere troppo la deviazione dell'asse dell'arto per non provocare una degenerazione della cartilagine del compartimento opposto. Esistono molti reperi intraoperatori per poter raggiungere questo obiettivo.
Il fissaggio con vite del metal-back viene consigliato nei pazienti particolarmente attivi, soprattutto se di sesso maschile, con una buona qualità dell'osso e con una tibia almeno di medie dimensioni. In tutti gli altri casi, il piatto tibiale interamente in polietilene rappresenta il gold standard. La sopravvivenza delle protesi a 12 anni, con inserto interamente in polietilene tipo Marmor è del 93%. Con indicazioni specifiche, la protesi monocompartimentale occupa un posto intermedio tra l'osteotomia tibiale alta e la protesi totale di ginocchio.
Il testo completo di questo articolo è disponibile in PDF.Parole chiave : ginocchio, protesi monocompartimentale, strumentario extramidollare, artrosi monocompartimentale, ipocorrezione, fissazione con vite
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